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Curiosità

 
 
 
 
 


Curiosità sui nomi di alcuni paesi del Basso Sulcis

Masainas: da <<Malas ainas>> che significa <<malefatte>>. I più anziani nel confermare questo significato sostengono che nei luoghi dove oggi sorge l'abitato un tempo si compivano continue scorrerie e omicidi.
Sant'Anna Arresi (Porto Pino): questo nome, secondo La Marmora, trae origine da un antico e importante nuraghe che si chiamava al pari della piana Aresi e da una chiesetta dedicata a S. Anna realizzata verso la fine del 1700 coi massi del nuraghe e consacrata nel 1805
Piscinas: E' un piccolo centro di soli 936 abitanti con un’estensione di 16,49 kmq. Si trova a 80 m s.l.m. Probabilmente l’origine del suo nome deriva dalla vicinanza col mare.Il paese si estende lungo la chiesa parrocchiale. È caratterizzato, come molti centri vicini, da piccole abitazioni di un solo piano con ampio cortile sul retro. Il paese ha un antica tradizione artigianale, soprattutto per quanto riguarda la lavorazione delle stuoie di canne sarde cucite con filo zincato.
Perdaxius: si tratta di un nome dalla presumibile origine << pietroso >> (perdaxiu) una zona cioè ciottolosa, forse ciò dovuto al vicino scorrere del corso d'acqua rio Perdaxius e quindi alla particolare conformazione del terreno.
Villaperuccio: ( anticamente Peruccio o Villa Peruzzi) è certamente uno di quei centri sorti nel Sulcis dopo l'avvento dei monaci tra l'11° e il 12° secolo. Di Villaperuccio la storia ci fa conoscere che esso nel 1323 contava intorno ai duecento abitanti.
Santadi: il nome di Santadi trae origine quasi sicuramente dal punico Sin (luogo) - Duadi (acqua), cioè luogo umido o luogo di acqua. Secondo John Day nella sua opera sui villaggi abbandonati in Sardegna dal trecento al settecento, il nome Santati avrebe avuto origine da Sant'Ada, o Sant'Agata di Zulkes - Sant'Agata del Sulcis. Tuttavia l'intera zona circostante conserva ampie testimonianze della presenza dell'uomo in epoche molto più remote.
Nuxis:
come tutti i centri del Basso Sulcis, o comunque a questa regione molto prossimi, anche Nuxis venne toccata solo marginalmente da antichi insediamenti umani. Tuttavia alcuni domus de janas nelle alture e nuraghi, ora completamente diroccati, lasciano chiaramente intendere che dei nuclei di popolazione occupassero anche quella zona.
Tratalias: è uno di quei centri sorti in Sardegna dopo il mille, quando monaci e mercanti invasero l'isola facendo fiorire nuove attività e comunità. Il primo insediamento di questo centro fu la chiesa di S. Maria, che ancora oggi si conserva ottimamente. Essa venne costruita nel 1213 sotto gli auspici del vescovo Mariano Sardo. Detta chiesa, già cattedrale della diocesi sulcitana, costituisce uno splendido esempio dell'architettura romano-pisana che invase la Sardegna nel 12° o 13° secolo nel periodo dei giudicati.
Narcao: secondo un'antica tradizione questo nome trarrebbe origine da una fonte posta sotto un'arco. Ad onor del vero però questo signficato etmologico non coinciderebbe con gli antichi nomi di questo borgo: Nulacadu, Noracado trasformati quindi in Narcau o Narcao.

La pirolisi e l’età del ferro in Sardegna.
di
( MAIM ENGINEERING srl )

La pirolisi è un processo che è stato riscoperto soltanto negli ultimi 10-15 anni in seguito alla spinta data  nel settore delle energie rinnovabili. Solo dopo il 2004 si possono trovare degli studi scientifici sulla pirolisi, mentre oggi se uno digita su internet il nome pirolisi con sorpresa verrà inondato da migliaia di articoli.
Sulla base di queste considerazioni e sulla conoscenza delle reazioni che avvengono nel reattore pirolitico, si può considerare che la produzione del ferro da parte dei nuragici sia avvenuta prima che in altre località per la presenza di un minerale molto presente nel territorio sardo: la pirite.

La pirite è un minerale di color giallo (composto da solfuro di ferro) e per via del suo colore giallo veniva chiamata nella tradizione popolare l’oro degli stolti.
Per produrre il ferro dalla pirite occorre prima bruciarla con aria e calore  in ambiente ossidante (con produzione di gas sulfureo) e poi trasformare gli ossidi,  in ferro e anidride carbonica , in un ambiente fortemente riducente.  Proprio durante la pirolisi del  legno e delle biomasse in genere, si forma quell’ambiente fortemente riducente che consente  la produzione di ferro dalla pirite ossidata.
L’antica pratica agricola applicata dagli indios dell’amazzonia“taglia e carbonifica”  per fertilizzare i terreni , dai nostri nuragici veniva utilizzata anche per la produzione del ferro . Nelle carbonaie si trovano le due condizioni sia ossidanti (per la trasformazione della pirite in ossidi di ferro) che  riducenti per la conversione degli ossidi in ferro e anidride carbonica.
Nel reattore pirolitico delle biomasse si può riconoscere facilmente la tecnologia nuragica  della pirolisi infatti, inserendo  nel reattore un qualunque ossido metallico unitamente al materiale organico (legno, plastica ecc.) si ottiene come risultato il metallo puro, un po’ di carbone ed un gas utilizzabile per la produzione di energia.
La pirolisi sarda sta varcando il mare per raggiungere  paesi lontani.
Perciò un ringraziamento ai nostri antenati.

Lo sapevate che.....
i diritti delle donne esistevano già all'epoca della Carta de Logu (Codici di Leggi emanato tra il 1393 e il 1395 in Sardegna)
La Carta de Logu: "sancisce che tocca alla donna decidere se accettare l'unione con chi ha abusato di lei. Allo stesso tempo il matrimonio non elimina il reato e il reo deve pagare una cifra altissima allo Stato oppure subire il taglio del piede. Se si pensa che l'Italia Repubblicana abolisce il diritto d'onore solo nel 1981, si capisce quanto le norme volute dalla principessa Eleonora d'Arborea, siano moderne." (Fonte L'Unione Sarda).



Antichi Detti e modi di dire in Sardo

  • Chini teniri binu teniri amigusu. Chi ha vino ha amici: amici interessati, che durano quanto dura il vino, quanto una sbornia.

  • Buffa binu e lassa s'acqua po su morinu. Bevi vino e lascia l'acqua per il mulino

  • S'acqua fairi mali e su binu fairi cantai. L'acqua fa male e il vino fa cantare.

  • Su binu currumpiri. Il vino corrompe

  • Chini pappara e cantara xrobeddu d'ammancara. Chi mangia e canta cervello gli manca

  • In domu de ferreri schironi de lina. In casa di fabbro spiedo di legno

  • Bella esti e cara costara. Bella è e cara costa! Quando si desidera qualcosa, ma non è possibile averla.

  • D'anti pigau fragu. Gli hanno preso odore: quando trovano il tipo da spennare.

  • Bucca de forru. Bocca di forno: donna pettegola o persona dalla bocca molto grande.

  • CUN MACCUS E CUN SANTUS NON TOCCARA A SCHERZAI. Coi matti e coi santi non bisogna schrzare

  • NO DI TOCCARA SA CAMISA IN CU. La camicia non gli tocca il culo (per uno che non sta in se dalla gioia)

  • CANI CH'IMBAUARA NON MUSSIARA. Cane che abbaia non morde

  • ESTI UNU CARRABBUSU. E' un scarabeo: persona di statura bassa e tozza. Carrabbusu, scarabeo stercoraro.

  • BUFFAI DE SA CARRARA DE SANTU GIUANNI. Bere dalla botte di San Giovanni, che non finisce mai.

  • CHINI TROPPU IMPRASSARA PAGU STRINGIRI. Chi troppo abbraccia poco stringe. Italiano: "chi troppo vuole nulla stringe"

  • A CHINI TENIRI CONCA NO MANCA BERRITTA. A chi ha la testa non manca berritta: chi ha la testa ha giudizio.

  • CENTU CONCAS E CENTU BERRITTAS. Cento teste e cento berrittas: tanti uomini altretante opinioni

  • CONCA DE GINUGU. Testa di ginocchio: calvo

  • BOGAU A SONU DE CORRU. Cacciato via in malo modo




La Vite in Sardegna:


Storicamente, le regioni del Mediterraneo occidentale, come appunto la Sardegna, sono sempre state considerate destinazioni finali di un patrimonio vinicolo portato via via dal conquistatore di turno: Fenici, Romani, o Spagnoli. <<Eppure>>, sottolinea Attilio Scienza, <<la prima civiltà dell'Europa occidentale capace di tessere traffici e rapporti con le diverse aree del Mediterraneo - e che quindi, potrebbe anche aver avuto un ruolo nel domesticare e diffondere la vite - è stata quella Nuragica>>. Un'ipotesi confermata dal ritrovamento, in diversi siti archeologici sardi, di semi di vite risalenti a un periodo antecedente all'arrivo dei Fenici. Nel sito di Borore, in particolare, lo stesso seme è presente per ben 1500 anni, dal 2000 al 500 a.C. Il che spinge alcuni paleobotanici a sostenere che i Fenici potrebbero aver introdotto nuove varietà di vite "orientale" senza però sostituire quelle locali. Altre, suggestive ipotesi, ci giungono anche dalla mitologia. <<Esiodo parla del rapimento di Dioniso da parte dei pirati tirreni>>,  continua Scienza. <<Ma il termine Tirreno proviene dal greco tyrsis, torre. E l'unica civiltà che innalza torri, fra l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro, è quella Nuragica. Non solo. Basandosi sulle spiccate affinità linguistiche, le notizie fornite da autori classici, e in molto reperti "sardi" rinvenuti nelle tombe etrusche, alcuni esperti, a partire da Massimo Pittau dell'Università di Sassari, hanno rivelato lo strettissimo legame esistente fra i Sardi e gli Etruschi, che secondo alcuni studiosi ebbero proprio origine da un popolo proveniente dal mare; chissà, magari i Sardi stessi>>.
Articolo pubblicato dalla rivista
NATIONAL GEOGRAPHIC Italia SETTEMBRE 2006




Myrtus Communis

Il mirto ha diverse denominazioni dialettali:
Murta (Sulcis,Bitti,Bolotana,Fluminimaggiore,Oliena, Orani,Orgosolo,Quartu)
Mulsta (Ittireddu)
Multa(Berchidda,Ittiri,Oschiri,Padria,Pattada,Sassari, Tempio,Alghero)
Murtiu (Carloforte)
Murtizzu (Bono)
Muta (Burcei,Villacidro)
Il mirto (Myrtus Communis L.1753) è una pianta arbustiva della famiglia delle myrtaceae che,assieme al cisto,all’erica,al corbezzolo, al lentischio ed al rosmarino-per citare solo le principali- è una delle componenti di quella vegetazione tipica che risponde al nome di “macchia mediterranea”.
Morfologia
Ha portamento arbustivo o di piccolo alberello ,alto da 50 a 300 cm molto serrato.
La corteccia è rossiccia nei rami giovani,col tempo assume un colore grigiastro.
Ha foglie opposte,persistenti,ovali,acute,coriacee,glabree lucide,di colore verde scuro superiormente,a margine intero con molti punti traslucidi in corrispondenza delle glandole aromatiche.
I fiori sono solitari e ascellari,profumati,lungamente peduncolati di colore bianco o roseo. Hanno simmetria raggiata,con calice gamosepalo persistente e corolla dialipetala.
Distribuzione
E’ una specie spontanea delle regioni mediterranee,comune nella macchia mediterranea.
In Sardegna è un comunissimo arbusto della macchia tipica delle associazioni fitoclimatiche xerofile dell’Oleo-ceratonion.
Molto meno frequente è invece la sua presenza nella macchia alta.
Tuttavia la diffusione di questa pianta supera ampiamente il confine del “mare nostrum”: la possiamo infatti incontrare in Nuova Zelanda e in Cile ma,per restare in area a noi più vicina,su una vastissima zona che va dalle isole Canarie fino all’Asia centrale,passando per il Nord Africa e per tutta l’area del Mare Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, dalla Maremma alla Corsica,dalla Sicilia alle coste algerine e tunisine.  



 
 
 
 
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